C’è una sentenza della Corte di Cassazione che avalla la servitù di passaggio nel caso una comunità, anche piccola, utilizzi per abitudine e anche per mera comodità tale passaggio, da un tempo indeterminato.
Di seguito riporto il testo della sentenza.
“…. Ai sensi dell’articolo 1027 cod. civ., la servitù consiste nel peso imposto sopra un fondo (fondo servente) per l’utilità di un altro fondo (fondo dominante), appartenente a diverso proprietario. È essenziale, pertanto, questa relazione (rapporto di servizio) tra i due fondi, per cui il fondo dominante si avvantaggia della limitazione che subisce quello servente.
La costituzione delle servitù può avvenire in due modi: o coattivamente, per imposizione della legge (servitù coattive) o per volontà dell’uomo (servitù volontarie: art. 1031 cod. civ.).
Nel caso di cui ci si occupa, però, non si riscontra alcun tipo di costituzione: la servitù, infatti, non risulta in alcun modo né in atti né sui mappali dei terreni interessati.
Va però rilevato che ai sensi dell’art. 1061 cod. civ. è possibile acquistare una servitù apparente, oltre che per “destinatio pater familias”, per usucapione, cioè, per effetto del possesso protratto per un certo tempo e, talora, di altri requisiti. Servitù apparenti sono quelle che presentano opere visibili e permanenti destinate al loro esercizio.
Potrebbe invocarsi l’esistenza di una servitù apparente a causa dell’esistenza di un cancellino al fondo di una strada esistente sul fondo, in quanto “l’apparenza della servitù, senza la quale non è possibile la costituzione della servitù per usucapione e destinazione del padre di famiglia, si identifica nella presenza di opere visibili e permanenti che, per la loro struttura e consistenza, inequi-vocamente denuncino il peso
imposto su un fondo a favore dell’altro” (Cass. Civ. Sez. II, 25 aprile 1995, n. 3556).
Le servitù di uso pubblico (caso di via Orti) possono costituirsi inveceper usucapione “anche se manchino opere visibili e permanenti per l’esercizio di esse, in quanto il requisito dell’apparenza di cui all’articolo 1061 c.c. riguarda soltanto le servitù prediali” (Cass.98/452).
La Corte di cassazione ha stabilito che “l’acquisto di una servitù di uso pubblico, per possesso immemorabile, su di un fondo privato presuppone l’esistenza dei seguenti elementi da accertare dal giudice del merito, il quale deve sugli stessi motivare in modo congruo e giuridicamente corretto:
a) la generalità di uso del bene da parte di una collettività indeterminata di individui considerati “uti cives”, e non “uti singuli”, ossia quali persone che si trovino in una posizione qualificata rispetto al bene che si pretende gravato;
b) l’oggettiva idoneità di quel bene all’attuazione di un fine di pubblico interesse, configurabile in senso ampio, così da comprendere ogni utilizzazione, anche di mera comodità, purchè rivolta al soddisfacimento di un’esigenza comune della collettività medesima;
c) l’esistenza di una situazione di fatto, le cui origini si perdono nel passato.
….”
Gennaio 25th, 2008
Martedì 15 gennaio Disma Pestalozza di Radiopopolare è venuto in via Orti. Nel collegamento in diretta con la trasmissione Mente Locale è stato anche intervistato Ercole, il “pizzicagnolo di via Orti”, tra i promotori delle iniziative per la riapertura del passaggio su via Braida.
Scarica l’mp3 della trasmissione
Gennaio 16th, 2008
Se passate da via Orti prendetevi qualche minuto per entrare nel negozio di alimentari di Ercole. Lì potete firmare la petizione che chiede la riapertura del passaggio pedonale su via Braida, indebitamente chiuso a fine 2007 dall’ennesimo show room, per meglio parcheggiare i propri SUV.
Gennaio 16th, 2008
Nella Milano del terzo millennio esistono ancora luoghi dove i centri commerciali e i palazzi delle multinazionali non hanno soppiantato piccoli negozi e botteghe artigiane, dove si fa la spesa a piedi lasciando un passeggino sul marciapiede, e dove i passanti, incontrandosi, si salutano.
Via Orti è uno di questi luoghi. Qui un percorso pedonale consente di camminare tenendosi per mano o spingendo una bicicletta, lungo i negozi, le botteghe e i portoni delle case. In fondo alla via c’è lo sbocco su via Braida, un passaggio tradizionalmente utilizzato da tutti coloro che abitano, lavorano e frequentano quell’area per raggiungere a piedi i viali della circonvallazione.
Alla fine del 2007 gli attuali occupanti degli uffici al civico 18, il cui ingresso si affaccia su tale sbocco, hanno chiuso il transito pedonale saldandovi una cancellata. Con questo gesto arrogante impediscono il passaggio ai passanti e negano il valore storico di un sentiero costruito quando nella via c’erano, come racconta il nome, gli orti.
In molti si sono mossi per salvare questo piccolo ma importante pezzo di storia.
Pubblico qui la lettera che uno di questi molti ha scritto al presidente del Consiglio di Zona 1.
“29 Novembre 2007
Al Presidente del Consiglio di Zona 1 (Attenzione Dr.ssa Margheriti)
Via Orti
Alle circostanze del mio esposto in data 26 c.m. mi permetto di aggiungere che il passaggio pubblico lungo i civici 10, 12, 14, 16, 18 rappresenta, forse da un secolo, un percorso pedonale aggiuntivo, un vero e proprio “contromarciapiede”, per buona parte di una strada dai marciapiedi molto stretti, dove una bici o un cartone abbandonati, le ruote di un veicolo fermo, bastano ad impedire il passaggio alle carrozzine da bambino o da invalido.
Queste ultime sono abbastanza frequenti: svoltato l’angolo in via Curtatone c’è una residenza per handicappati gravi. Nei tratti dove il succitato passaggio non esiste capita di vedere alcuni sventurati senza arti percorrere in carrozzina l’asfalto stradale, in concorrenza con il traffico veicolare. Invece il passaggio in questione consente agli invalidi, per esempio, di raggiungere in sicurezza i negozi da esso serviti. Tra parentesi, gli esercizi che non danno sul marciapiedi, non esisterebbero se non fossero accessibili dal detto passaggio pubblico.
I competenti uffici non avranno difficoltà ad accertare l’illegittimità dell’avvenuta ostruzione del passaggio pubblico allo sbocco nella via Braida. Né ci sarà arduo raccogliere le firme dei tanti che ogni giorno, da decenni, percorrono il passaggio.
In questa sede ci preme piuttosto esprimere una ferma convinzione: la Milano dei primati morali, la Milano che sconfisse un Imperatore e che aspira all’Expo, non può permettersi la regressione di rinunciare, di fronte a un’inferriata abusiva installata per parcheggiare un SUV in più, ad un bene del patrimonio viario.
E non lo può la Prima delle Zone milanesi, la quale ha in via Orti un contesto a vocazione particolare, fatto di tradizione e di gradevolezza, quindi anche di un “sentiero” storico, risalente al tempo nel quale qui si coltivavano gli ortaggi. Autenticità, quest’ultima, che meriterebbe persino una targa a ricordo.
Al limite, se non esistesse – come invece esiste – una consuetudine generatrice di servitù, la fascia pedonale in questione andrebbe espropriata nel pubblico interesse.
Grazie, con osservanza
Antonio Massimo Calderazzi “
Gennaio 16th, 2008