Articoli della sezione 'Marzi blog'

Il Dottor Spock e la 194

Ora basta. Tutto il chiacchiericcio su interruzione di gravidanza e 194, tendente più a smuovere visceri emotivi che a cercare confronto su un piano razionale, proprio non lo tollero.

Ecco una parola che si spreca: Vita. Dire che inizia al momento del concepimento è quantomeno vago.
Un feto di 100 gr fuori dall’utero può muovere un dito, ma nonostante questo non esistono mezzi per farlo sopravvivere all’esterno fino a maturità completa. Non nel 2008.
Quindi, ad oggi, un feto che non è in grado di sopravvivere se non nel corpo della madre, non è una vita autonoma.

Se in futuro lo sarà ne riparleremo. E per allora, forse, le donne sceglieranno di avere gravidanze fuori dall’utero e si risparmieranno anche il parto (e, già che ci sono, perchè non l’allattamento, i pannolini, le notti insonni…).

Attualmente la legge 194 concede la possibilità di interrompere la gravidanza entro dodici settimane e 6 giorni (sono 90 giorni) dall’ultima mestruazione.
Ma i parametri temporali sono vaghi. L’unico canone oggettivo che abbiamo per valutare i limiti di sopravvivenza autonoma di un feto sono le sue dimensioni, che si rilevano con un’ecografia.
Intorno ai 90 giorni un feto è lungo (dalla testa al sacro) 76 mm, il diametro biparietale della testa è di 22 mm e il femore misura 10 mm. E sono misure univoche, contrariamente al criterio temporale.

Un feto può avere speranze di sopravvivenza autonoma, al di fuori dell’utero, quando raggiunge le seguenti dimensioni: 58mm di diametro biparietale, 44mm di femore e 197mm di circonferenza addominale.
Generalmente queste misure si hanno intorno alle 24 settimane.
Ecco perchè parlare di “vitalità del feto” è fuorviante. Che esso sia semovente quando è all’interno del corpo della madre non ne fa necessariamente una vita autonoma al di fuori di esso. Non fino a quando abbia raggiunto determinate misure, non con i mezzi che abbiamo oggi.

Forse il vulcaniano Dottor Spock ha già sviluppato tecnologie che consentono gravidanze in parte o in tutto fuori dall’utero. Ma l’Enterprise sta navigando a molte galassie di distanza, e le rotte del Capitano Kirk non contemplano un passaggio nel sistema solare ancora per parecchio tempo.
Noi, qui sul vecchio globo terracqueo, dobbiamo perciò lasciare ancora gravidanze e nascite alla volontà e alla scelta delle sole che se ne possano fare carico. Le donne.

1 comment Marzo 6th, 2008

Via Orti, la parola alla legge

C’è una sentenza della Corte di Cassazione che avalla la servitù di passaggio nel caso una comunità, anche piccola, utilizzi per abitudine e anche per mera comodità tale passaggio, da un tempo indeterminato.

Di seguito riporto il testo della sentenza.

“…. Ai sensi dell’articolo 1027 cod. civ., la servitù consiste nel peso imposto sopra un fondo (fondo servente) per l’utilità di un altro fondo (fondo dominante), appartenente a diverso proprietario. È essenziale, pertanto, questa relazione (rapporto di servizio) tra i due fondi, per cui il fondo dominante si avvantaggia della limitazione che subisce quello servente.

La costituzione delle servitù può avvenire in due modi: o coattivamente, per imposizione della legge (servitù coattive) o per volontà dell’uomo (servitù volontarie: art. 1031 cod. civ.).

Nel caso di cui ci si occupa, però, non si riscontra alcun tipo di costituzione: la servitù, infatti, non risulta in alcun modo né in atti né sui mappali dei terreni interessati.

Va però rilevato che ai sensi dell’art. 1061 cod. civ. è possibile acquistare una servitù apparente, oltre che per “destinatio pater familias”, per usucapione, cioè, per effetto del possesso protratto per un certo tempo e, talora, di altri requisiti. Servitù apparenti sono quelle che presentano opere visibili e permanenti destinate al loro esercizio.

Potrebbe invocarsi l’esistenza di una servitù apparente a causa dell’esistenza di un cancellino al fondo di una strada esistente sul fondo, in quanto “l’apparenza della servitù, senza la quale non è possibile la costituzione della servitù per usucapione e destinazione del padre di famiglia, si identifica nella presenza di opere visibili e permanenti che, per la loro struttura e consistenza, inequi-vocamente denuncino il peso
imposto su un fondo a favore dell’altro” (Cass. Civ. Sez. II, 25 aprile 1995, n. 3556).
Le servitù di uso pubblico (caso di via Orti) possono costituirsi inveceper usucapione “anche se manchino opere visibili e permanenti per l’esercizio di esse, in quanto il requisito dell’apparenza di cui all’articolo 1061 c.c. riguarda soltanto le servitù prediali” (Cass.98/452).

La Corte di cassazione ha stabilito che “l’acquisto di una servitù di uso pubblico, per possesso immemorabile, su di un fondo privato presuppone l’esistenza dei seguenti elementi da accertare dal giudice del merito, il quale deve sugli stessi motivare in modo congruo e giuridicamente corretto:
a) la generalità di uso del bene da parte di una collettività indeterminata di individui considerati “uti cives”, e non “uti singuli”, ossia quali persone che si trovino in una posizione qualificata rispetto al bene che si pretende gravato;
b) l’oggettiva idoneità di quel bene all’attuazione di un fine di pubblico interesse, configurabile in senso ampio, così da comprendere ogni utilizzazione, anche di mera comodità, purchè rivolta al soddisfacimento di un’esigenza comune della collettività medesima;
c) l’esistenza di una situazione di fatto, le cui origini si perdono nel passato.

….”

2 comments Gennaio 25th, 2008

Via Orti, arrivano i media

orti_murales.jpg Martedì 15 gennaio Disma Pestalozza di Radiopopolare è venuto in via Orti. Nel collegamento in diretta con la trasmissione Mente Locale è stato anche intervistato Ercole, il “pizzicagnolo di via Orti”, tra i promotori delle iniziative per la riapertura del passaggio su via Braida.

Scarica l’mp3 della trasmissione

Add comment Gennaio 16th, 2008

Via Orti, firmate la petizione contro l’abuso

orti_casa.jpg Se passate da via Orti prendetevi qualche minuto per entrare nel negozio di alimentari di Ercole. Lì potete firmare la petizione che chiede la riapertura del passaggio pedonale su via Braida, indebitamente chiuso a fine 2007 dall’ennesimo show room, per meglio parcheggiare i propri SUV.

Add comment Gennaio 16th, 2008

Via Orti, una storia di metropolitana protervia

via orti Nella Milano del terzo millennio esistono ancora luoghi dove i centri commerciali e i palazzi delle multinazionali non hanno soppiantato piccoli negozi e botteghe artigiane, dove si fa la spesa a piedi lasciando un passeggino sul marciapiede, e dove i passanti, incontrandosi, si salutano.

Via Orti è uno di questi luoghi. Qui un percorso pedonale consente di camminare tenendosi per mano o spingendo una bicicletta, lungo i negozi, le botteghe e i portoni delle case. In fondo alla via c’è lo sbocco su via Braida, un passaggio tradizionalmente utilizzato da tutti coloro che abitano, lavorano e frequentano quell’area per raggiungere a piedi i viali della circonvallazione.

Alla fine del 2007 gli attuali occupanti degli uffici al civico 18, il cui ingresso si affaccia su tale sbocco, hanno chiuso il transito pedonale saldandovi una cancellata. Con questo gesto arrogante impediscono il passaggio ai passanti e negano il valore storico di un sentiero costruito quando nella via c’erano, come racconta il nome, gli orti.

In molti si sono mossi per salvare questo piccolo ma importante pezzo di storia.
Pubblico qui la lettera che uno di questi molti ha scritto al presidente del Consiglio di Zona 1.

29 Novembre 2007
Al Presidente del Consiglio di Zona 1 (Attenzione Dr.ssa Margheriti)
Via Orti
Alle circostanze del mio esposto in data 26 c.m. mi permetto di aggiungere che il passaggio pubblico lungo i civici 10, 12, 14, 16, 18 rappresenta, forse da un secolo, un percorso pedonale aggiuntivo, un vero e proprio “contromarciapiede”, per buona parte di una strada dai marciapiedi molto stretti, dove una bici o un cartone abbandonati, le ruote di un veicolo fermo, bastano ad impedire il passaggio alle carrozzine da bambino o da invalido.

Queste ultime sono abbastanza frequenti: svoltato l’angolo in via Curtatone c’è una residenza per handicappati gravi. Nei tratti dove il succitato passaggio non esiste capita di vedere alcuni sventurati senza arti percorrere in carrozzina l’asfalto stradale, in concorrenza con il traffico veicolare. Invece il passaggio in questione consente agli invalidi, per esempio, di raggiungere in sicurezza i negozi da esso serviti. Tra parentesi, gli esercizi che non danno sul marciapiedi, non esisterebbero se non fossero accessibili dal detto passaggio pubblico.

I competenti uffici non avranno difficoltà ad accertare l’illegittimità dell’avvenuta ostruzione del passaggio pubblico allo sbocco nella via Braida. Né ci sarà arduo raccogliere le firme dei tanti che ogni giorno, da decenni, percorrono il passaggio.

In questa sede ci preme piuttosto esprimere una ferma convinzione: la Milano dei primati morali, la Milano che sconfisse un Imperatore e che aspira all’Expo, non può permettersi la regressione di rinunciare, di fronte a un’inferriata abusiva installata per parcheggiare un SUV in più, ad un bene del patrimonio viario.

E non lo può la Prima delle Zone milanesi, la quale ha in via Orti un contesto a vocazione particolare, fatto di tradizione e di gradevolezza, quindi anche di un “sentiero” storico, risalente al tempo nel quale qui si coltivavano gli ortaggi. Autenticità, quest’ultima, che meriterebbe persino una targa a ricordo.
Al limite, se non esistesse – come invece esiste – una consuetudine generatrice di servitù, la fascia pedonale in questione andrebbe espropriata nel pubblico interesse.
Grazie, con osservanza

Antonio Massimo Calderazzi “

52 comments Gennaio 16th, 2008

PER LA LIBERTA’ di RICERCA SCIENTIFICA

logo associazione

Nelle scorse settimane si è molto discusso della decisione
dell’Autorità britannica per l’embriologia e la fertilità
di aprire alla valutazione di progetti di ricerca
su embrioni ibridi uomo-animale.
La scelta del Regno unito è maturata a seguito
di una grande azione di coinvolgimento dell’opinione pubblica
e della comunità scientifica, decisamente favorevole
in ragione della potenziale utilità per la ricerca
contro malattie che colpiscono decine di milioni di persone
in Europa, dal cancro al Parkinson’s all’Alzheimer.

In Italia, la notizia ha invece scatenato le solite reazioni
volte ad agitare fantasmi e fomentare paure,
senza che nessuno si sia davvero posto il problema
di interpellare i protagonisti di questa svolta.

Come intergruppo Coscioni-Welby e Associazione Luca Coscioni
abbiamo chiesto ed ottenuto la disponibilità di quei protagonisti
per una pubblica audizione parlamentare su:

“Embrioni ibridi: la Gran Bretagna apre alla ricerca”

Con:
STEPHEN MINGER
Direttore del Laboratorio di Biologia delle Cellule Staminali

Direttore del Laboratorio di Biologia delle Cellule Staminali
del King’s College di Londra

EMILY JACKSON
Membro dell’HFEA
Autorità per la fertilità e l’embriologia britannica
Martedì 16 ottobre, dalle ore 10 alle 12.30
Sala delle conferenze in via del Pozzetto 158
L’incontro sarà pubblico e trasmesso da Radio radicale.

Sono invitati i Parlamentari, i membri del Comitato Nazionale di Bioetica
dell’Accademia dei Lincei e alcune tra le massime personalità scientifiche italiane,
oltre ai giornalisti.
Marco Cappato

Maria Antonietta Coscioni Farina

Piergiorgio Strata

Gilberto Corbellini

 

 

 

 

1 comment Settembre 26th, 2007

20 settembre a Milano: liberi tutti in libero stato

Un’iniziativa sulla laicità organizzata dai radicali.

L’Associazione E.Tortora-Radicali Milano, la Costituente Socialista, Radicali Italiani, l’Associazione L. Coscioni, la Federazione dei Giovani Socialisti, L’Associazione Radicale A. Aglietta di Torino, Radicali Lecco daranno vita a un momento pubblico di proposta, volto a riaffermare e rafforzare il fondamentale principio di laicità dello Stato.

Per maggiori informazioni potete visitare la pagina sul sito dell’Associazione Enzo Tortora

3 comments Settembre 14th, 2007

Il Vaticano cavalca la polemica sull’aborto selettivo in una gravidanza gemellare con uno dei feti affetto da trisomia 21

- Roma - “La 194 ha ormai trent’anni, e li dimostra. Forse le servirebbe un tagliando”. Lo afferma il quotidiano dei vescovi italiani “Avvenire” in un’editoriale a firma di Eugenia Roccella, già militante femminista e poi portavoce del Family Day. La giornalista, rileva una vera e propria “deriva eugenetica” nell’applicazione della legge ed invoca l’intervento del ministro Livia Turco.

Sotto accusa soprattutto le nuove possibilità della medicina, che “compromettono” la corretta applicazione della legge. “Che i bambini affetti da trisomia 21, cioè da sindrome di Down, vengano ormai sistematicamente eliminati prima di nascere, l’abbiamo già denunciato più di una volta su queste pagine” - scrive la portavoce del Family day - sottolineando che “le nuove tecniche mediche, e le scelte che implicano, tendono a svuotare di senso la legge, approfittando delle incertezze interpretative”.

In particolare, spiega l’articolo, “la diffusione e lo sviluppo delle diagnosi prenatali hanno scardinato gli articoli 6 e 7 della norma, fatti in origine per circoscrivere il ricorso all’aborto terapeutico, ed escluderlo quando il bambino ha possibilitá di sopravvivenza autonoma (quindi a partire dalla 22esima settimana)”.

Critiche anche alla mancata applicazione degli interventi di prevenzione previsti dalla 194: “In tutti questi anni le donne che avevano bisogno di aiuto per diventare madri si sono trovate vicine solo i volontari dei Centri di aiuto alla vita”.

Ecco perchè la giornalista chiede l’intervento del ministro Turco: “Il ministero - scrive la Roccella - potrebbe fornire indirizzi e regole, stilando delle linee guida, senza toccare la legge. Per mettere qualche paletto basta un atto amministrativo, senza modificare la legge, e probabilmente il ministro potrebbe contare su un’ampia area trasversale di consenso. C’è stato un tavolo dei volonterosi sui temi economici. Perché - conclude - non provare a farne uno sui temi della vita umana?”.

(29 agosto 2007)

Add comment Settembre 13th, 2007

Se vuoi essere miliardario…….

… almeno impara la matematica: in 30 anni per fare 1 miliardo di aborti se ne dovrebbero fare … più di 30 milioni all’anno.
Ma in quale strano universo parallelo vive mai l’autore dell’articolo?

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GIA’ UN MILIARDO DI OMICIDI IN ITALIA
dal: Giornale di Genova di domenica 01 luglio 2007

Avere dei «fans» che ci seguono pur nel rispetto delle idee altrui ci rallegra perchè significa che la gente comunque si lascia toccare dall’argomento della Vita. Sono troppi gli attacchi che la vita umana subisce ogni giorno ed è per questo che tutti noi del Movimento per la vita siamo scesi in campo, per sostenere una vita umana sempre, dal concepimento alla morte naturale, come tu stessa riporti a proposito del nostro impegno. Rispetto a trent’anni fa, epoca della famosa legge 194, molto è cambiato perché allora si sapeva ben poco del concepito che si arrivava ad identificare nelle campagne referendarie come un grumo di sangue e si era anche spaventati dalle paurose previsioni dei radicali circa i postumi della tragedia di Seveso e di altre malformazioni fetali, insieme al desiderio di emancipazione che la donna voleva in qualche modo colmare e per certi aspetti a buon ragione. Chi ne ha fatto le spese in tutti questi anni sono un miliardo di vite umane soppresse con l’aborto. Stai leggendo bene: un miliardo, un numero sconvolgente! Ecco perché crediamo ci si debba battere per far capire alla gente che parliamo di una vita già formato nel grembo materno e che aspetta solo di nascere. La ragione prima ancora della fede dimostrano con chiarezza tutto questo e noi siamo contenti che la gente, anche chi più di venticinque anni fa ha votato a favore dell’aborto, oggi sia disposta a ripensarci e a ricredersi talvolta. Noi continueremo sempre e se aumentermo il numero dei nostri volontari, magari anche grazie a chi partiva da altre posizioni, beh allora vorrà dire che la strada è quella giusta. *Movimento per la Vita Liguria

2 comments Luglio 30th, 2007

Criminalizza… Criminalizza… Qualche cosa resterà

maghen.jpg

SPIRALE CONTRACCETTIVA COME SHOAH?
UN COMMENTO DI ALESSANDRO LITTA MODIGNANI

Banalizzazione dell’Olocausto: un appello alla Comunità ebraica
MA DAVVERO LA SPIRALE CONTRACCETTIVA E’ COME LA SHOAH?
di Alessandro Litta Modignani

“Ai circa 200 milioni di vittime dei totalitarismi del Novecento, devono essere sommati altrettanti feti, nonché lo sterminio di embrioni soppressi con la fecondazione assistita o con metodi anticoncezionali come la spirale”.
Così il noto editorialista Antonio Socci - mica uno qualunque - in occasione del convegno “L’eclissi della Bellezza – Genocidi e diritti umani”, tenuto nelle settimane scorse all’Università Cattolica di Brescia. Proviamo a seguire, se tale si può definire, il filo del ragionamento.

Delle stragi per così dire “ufficiali” del secolo breve, sappiamo tutto o quasi. I cattolici integralisti vorrebbero sommare nel calcolo anche i morti per aborto: una tesi assurda ma certo non nuova, da parte di chi ha sempre considerato l’interruzione di una gravidanza alla stregua di un omicidio.
Proseguendo sulla strada della follia, la faccenda però diventa ancora più inquietante e pericolosa.

Non solo il feto abortito è “persona”, ma anche l’embrione, sin dall’istante del concepimento, tanto da essere tutelato giuridicamente dall’articolo 1 della Legge 40.
Ne consegue, argomenta Socci, che tutti gli embrioni persi nel mondo attraverso tutti i tentativi di fecondazione in vitro sono “persone” sterminate. Ma non basta. Quando una donna ricorre alla spirale contraccettiva, l’ovulo fecondato vive normalmente due giorni nelle tube e poi tre giorni nell’utero, dove l’ambiente reso ostile dalla spirale gli impedisce di svilupparsi. Questa “persona” di cinque giorni viene dunque, secondo Socci, uccisa - avvelenata o soffocata non sappiamo bene. Poiché è presumibile che una donna che usa la spirale abbia rapporti sessuali frequenti, possiamo immaginare che resti “incinta” quasi una volta al mese. Facciamo dieci volte all’anno ? Nel corso di venti o trent’anni di attività sessuale, è ragionevole stimare, nella mente allucinata dei “religiosi”, che costei stermini mediamente fra i due e i trecento figli nel corso della sua vita.

Ma quante sono, in Italia e nel mondo, le donne che usano la spirale? Confesso di non saperlo. Milioni, suppongo. Se vi interessa conoscere il dato, chiedete a Socci, che credo abbia anche scritto un libro sull’argomento. Io mi fermo qui.
Ci sono alcuni aspetti però sui quali vorrei richiamare l’attenzione. Il primo e più importante: la comunità ebraica non ha nulla da dire? Quante volte l’opinione pubblica è stata messa in guardia dal rischio di “banalizzare” la Shoah? A fronte della strage immane di persone innocenti, assassinate legalmente nel grembo materno, cosa sono in fondo “appena” sei milioni di ebrei eliminati nei campi di concentramento nazisti? Ben poca cosa, direbbe Socci.

Davvero gli ebrei italiani sono così timidi nei confronti dei loro “fratelli minori” cristiani, da non sentire il bisogno di levare la loro voce in questa circostanza?
Aggiungo un altro paio di considerazioni. Quante volte abbiamo sentito, durante gli anni di piombo, accusare i “cattivi maestri”? Questo ragionamento per Socci non vale? Se un pazzo fanatico sparasse domani a un ginecologo che pratica normalmente l’interruzione di gravidanza in un ospedale italiano, non sarebbe lecito accusare Socci (e con lui Ratzinger, Ruini, Binetti e tutta l’allegra compagnia) di essere i mandanti morali di quel folle gesto? In fondo, chi di noi non sparerebbe a Hitler, se sapesse con questo di impedire anche solo una parte delle sciagure che costui ha provocato? Sto esagerando? Non credo. In America è già successo.

Infine, a quanti pensano che si tratti in fondo di questioni marginali, limitate all’ambito culturale e religioso, oggetto di furore “laicista” da parte mia, ricordo quanto è accaduto poche settimane fa in Regione Lombardia, dove è stata approvata un nuova normativa per la sepoltura obbligatoria dei feti abortiti. Ora, grazie a questa norma, immagino che a una donna - già gravata dai tormenti interiori e dai sensi di colpa conseguenti a un aborto - negli ospedali lombardi verrà chiesto: “Vuole dare disposizioni sulla sepoltura del feto? Altrimenti l’ospedale provvederà d’ufficio”. A spese dei contribuenti, naturalmente. Complimenti.

Non riesco a trovare parole abbastanza dure per descrivere tutto questo. Non so come definirlo. Fanatismo religioso? Oscurantismo medioevale? Delirio mistico? Dogmatismo ideologico? Superstizione?
A chi osserva che non è più tempo di caccia alle streghe, mi viene obiettare: non ancora. E’ vero, nessuna donna oggi viene mandata sul rogo per avere usato la spirale come contraccettivo. Intanto però Socci e i suoi continuano ad accatastare fascine.

Eleonora Voltolina

30 comments Luglio 19th, 2007


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